Ultimo aggiornamento 07/11/2020 12:00
Dic 01, 2014 Cardiotool Fibrillazione Atriale (PZ), Per i pazienti 0
La Cardioversione è una semplice procedura in cui una scarica elettrica è applicata al cuore per convertire un ritmo anomalo nel normale ritmo cardiaco.
La cardioversione Elettrica (nota anche come D.C. shock, “direct current”) è una procedura in cui uno shock elettrico sincronizzato, cioè in un momento perfettamente stabilito, è erogato al cuore attraverso il torace, per mezzo di elettrodi speciali o piastre applicate sulla pelle del torace anteriormente e posteriormente (o in alternativa, entrambe le piastre si applicano anteriormente).
Lo scopo della cardioversione è di interrompere le attività elettriche anormali del cuore e riportare il battito regolare.
La scarica elettrica fa contrarre simultaneamente tutte le cellule cardiache, quindi interrompe e termina ogni attività elettrica irregolare (tipicamente la fibrillazione negli atri) senza danneggiare il cuore. L’interruzione forzata di tutti gli impulsi irregolari permette al sistema elettrico del cuore di riprendere il controllo e fare ripartire il normale battito cardiaco.
La cardioversione elettrica si esegue in ambiente ospedaliero. Poiché lo shock elettrico può essere doloroso, un anestesista o un’infermiera specificamente addestrata somministra un sedativo endovena.
Il paziente, tipicamente, si risveglia dopo pochi minuti e non ricorda niente dello shock, per l’effetto di cancellazione della memoria recente dovuta al sedativo. A causa dell’effetto residuo del farmaco anestetico, ai pazienti viene consigliato di non guidare e di non prendere importanti decisioni per il resto della giornata. E’ necessario che una’altra persona accompagni il paziente per riportarlo a casa dopo la procedura. I sedativi anestetici che si usano per la cardioversione sono a breve durata d’azione; quindi, la maggior parte dei pazienti è in grado di andare a casa dopo 1-2 ore dalla procedura.
Il ritmo regolare può essere ristabilito in oltre il 90% dei casi; anche se l’aritmia può ripresentarsi in circa la metà dei pazienti nell’anno seguente. Il successo della cardioversione spesso dipende dalla durata della Fibrillazione atriale e dalla causa sottostante (nel caso di malattie del cuore). La cardioversione non è sempre indicata in tutti i pazienti con fibrillazione atriale.
Prima di eseguire la cardioversione, è necessario stabilire il rischio di formazione di coaguli e quindi il rischio d’ictus o infarto e scegliere l’anticoagulante più appropriato. Nei pazienti con fibrillazione atriale o flutter atriale presente da molto tempo, il sangue deve essere adeguatamente “diluito” per almeno 3-4 settimane prima della cardioversione, per ridurre il rischio d’ictus embolico.
Al contrario, poiché sono necessarie molte ore prima che si formino i coaguli, la cardioversione può essere eseguita senza anticoagulazione preventiva nei pazienti in cui l’aritmia sia insorta da meno di 48 ore. In alcune circostanze può essere eseguito uno speciale ecocardiogramma chiamato transesofageo (TEE – Transesophageal Echocardiogram) per escludere la presenza di coaguli nell’atrio sn. Per fare questo ecocardiogramma, una sonda è inserita nell’esofago e permette di visualizzare meglio gli atri al fine di rilevare la presenza di coaguli di sangue.
Normalmente, la terapia anticoagulante è continuata dopo la cardioversione per almeno altre 4 settimane, anche se la cardioversione è stata efficace.
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