fibrillazione-secondaria-anticoagulanti-nao-doac-cardiotoolGli anticoagulanti orali diretti (DOAC/NAO) non riducono il rischio di ictus ischemico nei pazienti con fibrillazione atriale secondaria, ma potrebbero amentare il rischio di sanguinamento. L’impiego di anticoagulanti  in questa patologa è molto controversa e sono pochi gli studi disponibili.Nel dibattito si inserisce un nuovo studio di coorte retrospettivo che ha indagato l’associazione tra terapia anticoagulante e riduzione dell’ictus ischemico o aumento del rischio di sanguinamento in pazienti con fibrillazione secondaria. A tale proposito sono stati inclusi 2.304 pazienti di età ≥ 65 anni, ricoverati per sindrome coronarica acuta, malattie polmonari acute (broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite, embolia polmonare o versamento pleurico) o sepsi, nei quali la patologia primaria si era complicata per l’insorgenza di fibrillazione atriale durante il ricovero.Durante il follow-up di 3 anni non è stata identificata alcuna associazione tra trattamento anticoagulante e minore incidenza di ictus ischemico nei pazienti con esordio di fibrillazione atriale e diagnosi di sindrome coronarica acuta, malattie polmonari acute o sepsi (Or: 1,22; 95% Ic: 0,65-2,27. Or: 0,97; 95% Ic: 0,53-1,77. Or: 1,98; 95% Ic: 0,29-13,47); tuttavia la terapia anticoagulante è stata associata ad un più elevato rischio di sanguinamento nei pazienti con fibrillazione atriale e malattie polmonari acute (Or: 1,72; 95% Ic: 1,23-2,39), ma non nella sindrome coronarica acuta o sepsi (Or: 1,42; 95% Ic: 0,94-2,14. Or: 0,96; 95% Ic: 0,29-3,21).

Lo studio dimostra che la terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale secondaria non determina un beneficio apprezzabile in termini di riduzione dell’ictus ischemico ma comporta un più elevato rischio di sanguinamento. In questi pazienti è necessaria un’attenta valutazione individuale in merito all’anticoagulazione.

Gli stessi autori ammettono che i risultati negativi di questo studio potrebbero essere stati determinati da una insufficiente potenza dell’analisi statistica. Pertanto, essi non possono essere immediatamente traslati nella pratica clinica prima che siano confermati o smentiti da studi randomizzati che valutino efficacia e tollerabilità degli anticoagulanti nei pazienti con fibrillazione atriale secondaria

Si ricorda che le linee guida dell’American Heart Association raccomanda gli anticoagulanti nei pazienti con sindrome coronarica acuta, nuovo esordio di fibrillazione atriale e quando il CHA2DS2VASc-score è ≥ 2, mentre nei pazienti con malattia polmonare acuta o sepsi si consiglia di trattare la diagnosi primaria e quindi valutare il profilo di rischio del paziente e la durata della fibrillazione atriale nel caso in cui venga consigliata la terapia anticoagulante. Diversamente, le linee guida europee (ESC) e canadesi non danno raccomandazioni specifiche per questa tipologia di pazienti.

Fonte
Anticoagulant Use and Risk of Ischemic Stroke and Bleeding in Patients With Secondary Atrial Fibrillation Associated With Acute Coronary Syndromes, Acute Pulmonary Disease, or Sepsis. JACC: Clinical Electrophysiology, September 2017 DOI: 10.1016/j.jacep.2017.08.003